Gennaio: un momento di stasi per il prato
Il mese di gennaio rappresenta, per il tappeto erboso, un momento di stasi, dovuto essenzialmente alla mancanza di due dei 3 fattori necessari allo sviluppo vegetativo delle essenze prative, ovvero la temperatura e la luminosità.
Come noto le specie da tappeto erboso, siano esse microterme che macroterme, hanno bisogno di un certo valore di temperatura e di un certo grado di ore di luce per potersi sviluppare ( il terzo fattore limitante risulta essere la disponibilità idrica).
Mentre la luminosità influisce solo sullo sviluppo della pianta, l’eccessivo abbassamento termico può portare con se, danni più o meno sensibili, in base al rigore con cui si manifesta.
I danni da gelo si manifestano a livello epigeo con semplici ingiallimenti fogliari fino ad arrivare alla morte della pianta in caso in cui si danneggi irrimediabilmente la corona. Le essenze prative rispondono all’abbassamento della temperatura con vari meccanismi e la loro tolleranza naturalmente varia da specie a specie; nell’essenze microterme le poa pratensis e l’agrostis sp. risultano molto tolleranti al freddo, mentre la festuca arundinacea risulta la più sensibile. Le essenze macroterme rispondono all’abbassamento della temperatura entrando in dormienza, ovvero una stasi vegetativa più o meno accentuata in relazione alle temperature della stagione.
Considerato il periodo di rallentamento vegetativo, non ci sono grossi rimedi per prevenire i danni da gelo; conta molto in questa fase, il come si è preparato il tappeto erboso ad affrontare il periodo ostile; in questo mese ci sono poche operazioni che possono essere svolte per aiutare il prato ovvero:
- Rimozione della brina mediante passaggio di soffiatore o scopa e, nei climi che permettono di lasciare acceso l’impianto irriguo, un piccolissimo turno di irrigazione. Nello svolgere queste operazioni, bisogna prestare molta attenzione nel non pestare l’erba ghiacciata e nel controllare che la temperatura dell’aria si sopra gli zero gradi centigradi.
- Combattere i ristagni idrici che aumentano i danni da gelo; sono fortemente sconsigliate le operazioni meccaniche (bucatura, slicing, ecc.) mentre si può ricorrere all’uso di agenti surfattanti (Energy Wet) che migliorano la distribuzione dell’acqua nel terreno.
- Se il terreno non è ghiacciato, può arrecare beneficio anche la distribuzione a basso dosaggio (circa 10 gr/mq) di Sali come nitrato di calcio e nitrato di potassio.
Il primo è immediatamente solubile e consente l’assunzione immediata d’azoto che aiuta il metabolismo della pianta, metabolismo che se pur rallentato , non è completamente fermo; inoltre la solubilizzazione di questo sale , essendo una reazione esotermica, cede calore all’ambiente circostante e questo, un poco aiuta
In caso di terreni estremamente calcarei risulta preferibile la distribuzione di nitrato di potassio che, rispetto al nitrato di calcio, solubilizza più lentamente e influisce meno sul ph del terreno.
- Utilizzo di sostanze pigmentanti che, oltre a donare un tono verde agli eventuali ingiallimenti, proteggono la pianta dagli sbalzi termici ed aumentano l’assorbimento della radiazione solare.
- Tenere la superficie pulita da foglie perché probabile ricettacolo di agenti patogeni.
